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Prezzo benzina e diesel: a cosa è dovuto l’aumento?

Prezzo benzina e diesel: a cosa è dovuto l’aumento?

“Una colossale truffa”: Cingolani afferma che l’aumento del prezzo benzina non ha una reale giustificazione, ma è frutto di una marcata speculazione sui mercati

Una situazione insostenibile quella che si sta configurando in Italia, dovuta all’aumento esagerato del prezzo benzina e diesel. Già in una condizione “normale” gli automobilisti italiani sono maggiormente tartassati rispetto al resto dell’Europa. Le tasse, infatti, incidono pesantemente sul prezzo finale alla pompa.

Il tema delle accise diventa più che mai centrale ora che i prezzi dei carburanti hanno oltrepassato di gran lunga la soglia dei due euro al litro. Il Brent, dal canto suo, viaggia ormai stabilmente sopra i 120 dollari al barile.

A risentire dell’aumento del prezzo benzina è tutto il trasporto su ruote, che ha ricadute evidenti sul prezzo finale dei prodotti. E la paura ha causato un assalto immotivato ai supermercati e ai distributori. A questo si era poi aggiunta la notizia di uno sciopero degli autotrasportatori, previsto il 14 marzo.

Il dito è puntato contro la guerra in Ucraina, ma in realtà i prezzi erano iniziati a salire già prima. Qual è allora la causa dell’aumento del prezzo benzina?

Le cause dell’aumento del prezzo benzina e diesel

“L’aumento del prezzo dei carburanti è ingiustificato, frutto di una marcata speculazione sui mercati e privo di concrete motivazioni tecniche”. A dirlo è Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica.

“Il mercato ha alzato i prezzi in maniera irragionevole – continua Cingolani –  e lo stanno pagando le nostre imprese. Se mettiamo un tetto ai prezzi blocchiamo questa spirale speculativa. Siamo in presenza di una colossale truffa che viene dal nervosismo del mercato”.

Già dall’autunno scorso si è assistito a un marcato aumento dei prezzi del gas e in misura minore dei carburanti, a causa di numerosi fattori legati anche alla ripresa dopo la fase più acuta della pandemia.

L’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia ha portato a ulteriori complicazioni, con nuovi aumenti soprattutto a causa di alcune attività speculative, che si verificano spesso nelle fasi di alta instabilità internazionale.

Quanto alla dipendenza italiana dal gas russo, un errore sottolineato dal Ministro Cingolani e dal presidente del Consiglio Mario Draghi in Parlamento, hanno spiegato che se Mosca dovesse chiudere domani i rubinetti del gas “avremmo scorte per otto-nove settimane”.


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La soluzione secondo il Ministro Cingolani è mettere un tetto ai prezzi, in modo da “bloccare questa spirale speculativa”. Inoltre, è necessario accelerare le sorgenti rinnovabili.

L’intervento del Codacons

Il Codacons ha fatto notare come l’entità degli aumenti non sembri giustificata né dalle attuali quotazioni del petrolio, né da riduzioni delle forniture sul territorio legate alla guerra in Ucraina. Benzina e gasolio venduti oggi presso i distributori, inoltre, sono stati acquistati mesi fa a prezzi sensibilmente inferiori.

L’associazione a tutela dei consumatori ha chiesto all’Antitrust e alle procure di indagare sugli enormi rincari dei prezzi e su possibili speculazioni in atto a danno di consumatori e imprese.


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I rialzi, infatti, non sono certo giustificati dalla guerra in Ucraina, perché al momento non c’è un blocco dell’import dalla Russia di gas e petrolio, ma soprattutto perché l’impennata delle quotazioni sui mercati internazionali non possono già essere arrivata alla pompa, visto che il petrolio greggio prima di diventare benzina va distillato e raffinato.

Insomma, guerra, sanzioni e incertezza generale diventano pretesto per speculazioni finanziarie alla fonte, innescando aumenti immotivati.

Abolizione delle accise

L’abolizione delle accise sui carburanti sarebbe la soluzione immediata al caro carburante scoppiato prepotentemente dopo l’invasione Russa in Ucraina. Gli automobilisti, i trasportatori e i pescatori che con il gasolio ci lavorano chiedono l’intervento urgente del Governo.

Basterebbe seguire l’esempio dell’Irlanda che dopo lo scoppio della guerra ha attuato un taglio temporaneo delle accise applicate su benzina e diesel. L’imposta dal 10 marzo 2022 si è, infatti, ridotta di 20 centesimi per litro di benzina e 15 centesimi per il diesel.

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